mercoledì 16 maggio 2007

Io,te,noi e la gente

Amore io ti amo tanto.
Io sono un pò diverso da te. A me piace la gente sebbene non mi piaccia farne parte. La giudico severamente ma cerco sempre,da buon avvocato,di mettermi anche dalla sua parte.
Forse può sembrare incoerente. Ma c'è un filo sottilissimo che unisce De Andrè e il diritto ed è la necessità di approfondire le radici del comportamento e del pensiero che stanno alla base di un giudizio o di una canzone.
La conseguenza è che i miei giudizi severi sulla vita della gente si basano su un certo mio innamoramento della loro umanità,dei loro limiti,dei loro difetti.
E' questo che cerco in Lucarelli. Non il sangue.
Non è l'omicidio ma la storia che ci sta dietro.
Il dramma del migliorarsi da cui ci difendiamo con un'orgogliosa rivendicazione delle nostre insopportabilità è il vero germe della vecchiaia?
se io divento ordinato e tu diventi serafica siamo dei potenziali suicidi?
Ok,mi sto ingarbugliando.
Apparentemente,visto che i fili li tengo saldi in mano e li ritengo logicamente dipanati.
Ma la mia logica è solo mia e l'oggettività nel mio caso è un tentativo.
Insomma ti amo o ci amiamo?
Io ( che rimanga "io") amo te (che rimanga "te") o siamo un soggetto già plurale che riflessivamente si individua e si pone in modo sostitutivo ai nostri ego?
Vai a sapere.
Rimanere io e te ci rende più liberi ma non costruisce un noi (altro che banali family day,siamo molto più avanti qui),mentre abdicare a un noi forse uccide me e te.
Potremmo formare delle zone grigie.
Sì forse dovremmo.
Degli spazi in cui essere ancora io e te. O viceversa degli spazi in cui diventare noi.
Rimanendo me comunque non posso togliermi di pelle la curiosità per gli altri.
La libertà nel pormi con gli altri è evidentemente statistica,giocosa,aggregante,positiva,orgogliosa. Difficilmente maliziosa. Inconsistentemente allusiva e mai e poi mai tendenziosa.
Il tuo rasoio conoscitivo invece tende a tirare fuori il pelo e poi raderlo via.
In quel punto ci incontriamo.
Io che alla fine delle mie statistiche,dei miei incontri,delle mie parole giungo al tuo stesso severo giudizio a pelle sugli altri.
Solo che io faccio il giro del mondo,usando la mia affabilità per giungere a confermare un intuito perfettamente uguale al tuo.
Soffro il tuo rapporto con la gente a volte e,credo,a volte tu soffra il mio.
Odio dover limitare la mia vita sociale.
Capisco sia necessario e giusto.
Ma non l'annullerò.
Ti chiedo di comprenderlo.